Ci sono immagini che non hanno bisogno di contesto, perché il contesto è già tutto lì, concentrato in poche righe di testo e in uno scambio di commenti che sembra scritto apposta per diventare virale. Questa è una di quelle.

In alto, l’annuncio: “I vaccini stanno causando tantissimi malanni tra i bambini e i mass media non ne parlano!!!”. Tre punti esclamativi, perché uno solo non basta mai quando si sta rivelando una verità scomoda. Il messaggio è netto, allarmato, definitivo. Non c’è spazio per il dubbio, solo per l’indignazione. E naturalmente, se “i mass media non ne parlano”, allora dev’essere tutto vero. Perché si sa: ciò che non viene dimostrato, di solito è la forma più pura della prova.

Poi iniziano i commenti. Ed è qui che la scena prende vita.

Alicio entra con una domanda semplice, quasi ingenua: “allora come lo sai?”. Non attacca, non insulta, non ironizza. Fa una cosa rivoluzionaria: chiede una spiegazione. Una di quelle domande che nei social hanno lo stesso effetto dell’aglio sui vampiri.

La risposta di Giorgio arriva puntuale e solenne: “con l’informazione giusta.” Fine. Punto. Sipario. Nessuna fonte, nessun esempio, nessun dettaglio. L’informazione giusta è una specie di entità astratta, una forza superiore che si possiede o non si possiede. E Giorgio, evidentemente, la possiede.

A questo punto Alicio insiste. Non perché non abbia capito, ma proprio perché ha capito benissimo. “E qual è l’informazione giusta?” chiede. È il momento cruciale, quello in cui ci si aspetterebbe almeno un link, un nome, una spiegazione anche vaga. Qualcosa.

Ed è qui che il dialogo smette definitivamente di essere una conversazione e diventa una rappresentazione teatrale dell’assurdo.

Giorgio non risponde alla domanda. La scavalca. Parte con un monologo accorato, quasi epico: “dopo anni ancora non hai capito quello che sta accadendo?”. È una frase meravigliosa, perché dice tutto senza dire nulla. Se non hai capito, è colpa tua. Se chiedi spiegazioni, stai “perdendo tempo”. Se non sei d’accordo, sei un “vax convinto”. E soprattutto, attenzione al colpo di scena finale: “è stato più semplice ingannarvi che dirvi che siete stati ingannati”.

Tradotto: io non devo dimostrare nulla, perché io sono quello sveglio. Tu sei quello che dorme. E quando qualcuno si autoproclama sveglio, non ha più bisogno di argomentare.

L’assurdità centrale dell’immagine non è nemmeno la tesi iniziale. È il meccanismo perfetto che segue: chi fa un’affermazione enorme e non verificabile, e quando gli si chiede come lo sa, risponde con una nebulosa spirituale chiamata “informazione giusta”, per poi chiudere il dialogo accusando l’altro di essere manipolato.

Alicio, paradossalmente, non dice quasi nulla. Fa solo domande. Ed è proprio questo che lo rende insopportabile per Giorgio. Perché le domande sono pericolose: costringono a scegliere se spiegare o scappare. E qui la scelta è chiarissima.

L’immagine “esplode” perché mostra in pochi scambi uno schema visto mille volte: chi afferma senza prove, chi chiede chiarimenti, e chi — pur di non rispondere — trasforma il confronto in un addio solenne. “Buona vita”, dice Giorgio, come se stesse lasciando un palcoscenico, certo di aver vinto qualcosa. Cosa, però, resta un mistero. Forse l’informazione giusta. Quella che nessuno può vedere, ma che spiega tutto.