Ci sono commenti che non cercano il confronto, non vogliono spiegare, non pretendono di convincere. Arrivano. Come una verità rivelata alle tre del mattino, digitata con la sicurezza di chi ha appena risolto un problema che scienziati, climatologi e geologi si ostinano a complicare da decenni. Questo è uno di quei casi.

Il commento, verosimilmente apparso su Facebook – ambiente ideale per le grandi soluzioni semplici – recita più o meno così: “Tappate prima tutti i vulcani e i gaiser attivi e anche le solfatare così magari l’inquinamento si riduce del 75 x 100”. Nessuna introduzione, nessuna premessa, nessun “secondo me”. Solo un imperativo secco: tappate. Come se la Terra fosse una vecchia moka che perde da sotto e bastasse un dito ben piazzato per sistemare tutto.

L’assurdità esplode subito, ma con eleganza. L’idea di “tappare” i vulcani – che già di per sé è affascinante, perché lascia aperta la domanda con cosa? – viene estesa con generosità anche ai geyser e alle solfatare, in un grande piano di idraulica planetaria. Non c’è distinzione tra fenomeni naturali, non c’è scala, non c’è contesto: tutto ciò che fuma va chiuso. Fine.

Il cuore comico dell’immagine, però, non è solo nella proposta, ma nella sicurezza matematica finale: “così magari l’inquinamento si riduce del 75 x 100”. Una percentuale che non è una percentuale. Un numero buttato lì come si lancia una monetina in una fontana, sperando che faccia effetto. Non 75%. Non 100%. 75 per 100, che suona scientifico, definitivo, incontestabile. Quando ci sono i numeri, si sa, non si discute.

Il commento non sembra provocatorio. Ed è questo il dettaglio più importante. Non c’è ironia, non c’è trolling: c’è la genuina convinzione che l’inquinamento globale dipenda in larga parte da vulcani, geyser e solfatare, e che l’essere umano, in fondo, stia pagando colpe non sue. Una visione rassicurante: se il problema è la natura, basta darle una sistemata. Magari con un bel tappo universale, versione XL.